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Ed eccoci a fine giornata. Quando è buio e ormai i bar hanno tirato giù la saracinesca, gli ultimi gruppi sono in piedi ai tavolini, si salutano: ciao. Però non se ne vanno. Attendo in cima al campanile che finiscano di accomiatarsi, e quando il paese è azzittato, balzo a terra e vado in giro senza più la preoccupazione che qualcuno veda il mio torso di pietra. Allora mi senti la voce. L’una, e lo dico, don. L’una e qualcosa, e io faccio la ribattuta, don. La mezzora don, quasi din. E le teste di tutto il paese, quelli a letto e gli alzati alla tv, fanno sì. ‘Notte citti.
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