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Cela aussi, on le doit à Tito: le maréchal, grand amateur de Rolls-Royce, d’uniformes blancs, de femmes, de whisky, de caviar et d’huîtres, a épargné la morosité de la tambouille communiste à ses sujets. Ceux-ci ont pu garder leurs champs, leurs vergers et leurs oliveraies, et continuer ainsi à produire leurs propres vins et huiles à titre privé.
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Auf der weinumrankten Terrasse im Obergeschoss des «Proto» essen Amerikaner, Engländer und Franzosen Riesenportionen von grilliertem Seebarsch auf Gemüsekissen (178 Kuna, rund 35 Franken). Das Servierpersonal berät sie in fehlerlosem Englisch, ein Kroate ist es gewohnt, Gäste zu bewirten. Leuchtendes Vorbild war Josip Tito, Staatschef von 1945 bis 1980, ein exzellenter Gastgeber, der auf seiner Jacht im Beisein illustrer Besucher einmal sogar Königin Elizabeth II. bewirtete. Dank Titos Sozialismus «light» erlebte Dubrovnik in den 60er-Jahren seinen ersten Tourismus-Boom. Sonnenanbeter aus dem kapitalistischen Ausland bewegten sich in endlosen Autokolonnen in ihr Ersatz-Rimini, billiger als Italien, und das Essen war ebenfalls schmackhaft. Auch das ein Verdienst Titos: Der Marschall, Rolls-Royce-Fahrer, Liebhaber von weissen Uniformen, Frauen, Whisky, Kaviar und Austern, ersparte seinen Untertanen die triste Ostblockküche. Sie durften ihre Felder, Obst- und Olivenbäume behalten, um weiter privat zu keltern und zu pressen.
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Al piano superiore del Proto, sulla verdeggiante terrazza, la clientela internazionale assapora abbondanti porzioni di rana pescatrice su letto di verdure. Il personale consiglia gli ospiti in un inglese impeccabile. I croati sono veri maestri nell’arte del ricevere, ambito in cui fu un illustre maestro Tito, capo di stato dal 1945 al 1980, che, oltre ad altri ospiti famosi, accolse sul suo panfilo anche la regina Elisabetta II. È grazie al socialismo «soft» di Tito che Dubrovnik, negli anni Sessanta, ebbe modo di vivere un vero e proprio boom turistico. Code d’irriducibili dell’abbronzatura percorrevano chilometri e chilometri in auto, lasciandosi alle spalle l’Europa capitalista alla volta di lidi più convenienti di Rimini e in cui si mangiava altrettanto bene, anche questo grazie a Tito. Infatti, il maresciallo, amante delle Rolls-Royce, delle uniformi bianche, del whisky, del caviale e delle ostriche, risparmiò ai suoi sudditi il rigore della cucina comunista, permettendo loro di mantenere i propri campi, di coltivare alberi da frutta e ulivi, di produrre vino e olio.
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