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Na drie uur begon de trein te rijden in de richting van Belzec we wisten precies waar we heen gingen. De mannen trokken het rooster uit het raam. Er sprongen mensen uit de trein. Mijn broer was er al uitgesprongen en mijn moeder zei tegen mij: 'Spring eruit, mijn kind, je hebt zoveel vriendinnetjes, zij zullen je wel helpen!'
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Nach dem zweiten Bahnhof (Zawada) sprang ich ab. Ich war froh, in einem Graben gelandet zu sein. Andere hatten weniger Glück - sie sprangen direkt vor den nächsten Zug oder wurden manchmal von deutschen Kugeln getroffen (die Deutschen schossen nämlich auf uns). Mich traf eine Kugel im Oberschenkel, doch ich merkte nichts davon. Ich hatte beide Beine verstaucht und konnte nicht gehen. Glücklicherweise fand mich ein großherziger Mann, Marcin Szewc, der mit einem Pferdewagen angefahren kam. Als er mich fragte, was geschehen sei, log ich ihm vor, dass ich eine Polin sei und die Deutschen mich nach Deutschland zur Zwangsarbeit schicken wollten, ich ihnen aber entkommen sei. Herr Szewc nahm meine Hände, lud mich auf den Wagen und brachte mich in sein Haus."
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Dopo tre ore il treno partì in direzione di Belzec - sapevamo esattamente dove stavamo andando. Gli uomini tolsero la grata dal finestrino. Le persone iniziarono a saltare dal treno. Mio fratello era già saltato, e mia madre mi disse: 'Salta fuori, bambina mia, tu hai così tante amiche, ti aiuteranno!' Saltai fuori dopo la seconda stazione ferroviaria (Zawada) e fui fortunata poiché caddi in una buca. Altri furono meno fortunati - saltarono proprio sotto il treno successivo, o furono poi uccisi da pallottole tedesche (i Tedeschi ci sparavano). Fui colpita da una pallottola alla coscia ma non me ne accorsi. Mi slogai entrambe le gambe e non riuscivo a camminare. Fortunatamente, trovai un uomo con un cuore grande che si chiamava Marcin Szewc. Passava con un cavallo e un carretto, e mi trovò. Quando mi chiese cosa fosse successo, mentii, dicendo di essere polacca e che i Tedeschi volevano deportarmi in Germania al lavoro forzato, ma io ero fuggita. Il signor Szewc prese le mie mani, mi mise sul suo carretto e mi portò alla sua casa."
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