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Adesso, trenta anni dopo quella prima registrazione realizzata nel 1977, ho deciso di ritornare su questa straordinaria Suitte d’un goût étranger, e di registrarla integralmente, con tutti i suoi 33 pezzi, convinto che essa ci offre l’essenza e la prospettiva più completa dell’arte di Marin Marais. Un’arte che si è finalmente liberata da prescrizioni classiche; la Suitte non ha un Preludio e conta soltanto dodici danze, e anche delle danze molto peculiari: Allemande per il soggetto e Gigue per il basso, Allemande l’Asmatique, la Singulière (a 3), la Bizare, la Superbe, Gigue la Caustique. Marais abbandona anche la tonalità di base, e nel Labyrinthe ci fa passeggiare tra le tonalità più varie ed estreme per l’epoca: da mi bemolle maggiore a fa diesis maggiore, passando per mi (naturale) minore, mi maggiore, sol maggiore, do maggiore, la minore, la maggiore, re maggiore, re minore, fa maggiore, fa minore e fa diesis minore. Essa ci presenta una stupefacente varietà di espressioni che vanno dalle emozioni più semplici ed ironiche (La Tourneuse, la Sauterelle), rustiche (Feste Champêtre, Muzette) e complesse (Caprice ou Sonate, la Minaudière), alle più sofisticate (Le Labyrinthe, L’Arabesque), spettacolari (La Marche Tartare, Le Tourbillon), e segretamente commoventi (La Rêveuse, L’Amériquaine), fino al Badinage finale molto misterioso e alquanto nostalgico, nonostante il titolo.
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