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La prevenzione universale che fa perno sulle famiglie, che si concreta perlopiù in eventi, convegni, seminari e workshop serali destinati ai genitori, è una forma di intervento ancora popolare in molti Stati membri (Germania, Francia, Cipro e Finlandia), nonostante sia difficile dimostrarne l’efficacia (Mendes e altri, 2001). In Grecia, Spagna, Irlanda e Norvegia, tuttavia, la prevenzione selettiva attraverso le famiglie ha avuto interessanti sviluppi grazie all’introduzione di concetti innovativi che non sono circoscritti alle famiglie o ai genitori con problemi di droga, ma che riconoscono l’impatto sociale, economico e culturale del consumo di droga. Nei Paesi Bassi, dalla valutazione dei progetti di prevenzione della droga per genitori immigrati è emerso che un intervento standardizzato attraverso le reti di immigranti, rivolto a uomini e donne separatamente, rappresenterebbe una nuova soluzione percorribile (Terweij e Van Wamel, 2004). In Norvegia la “formazione dei genitori per la gestione dei figli” (PMTO, modello Oregon), nata inizialmente come metodo formativo per le famiglie con bambini con gravi disturbi del comportamento, è stata attuata e valutata in tre municipalità. In altri due paesi è stato messo a punto il “programma dello Iowa di rafforzamento delle famiglie” (ISFP). Questo programma intensivo di intervento in favore delle famiglie a rischio combina metodi didattici destinati agli studenti (10-14 anni) a un programma educativo per i genitori, il cui scopo è la prevenzione della droga attraverso un’accresciuta competenza della famiglia e il rafforzamento dei legami al suo interno (Kumpfer e altri, 2003).
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