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Let us not forget, as Antonio García de León Griego points out in his profound study “The Sea of Encounters”, that a complex society made up of sailors and soldiers, nobles and religious, musicians and traders, adventurers and African slaves, and all kinds of people hoping to get rich quick, made its way to the New World from Andalusia via the Canary Islands, which was to result in a great cultural and, above all, linguistic melting pot, with the adoption of indigenous elements which are particularly evident in the music and the languages used during the subsequent conquest of the whole continent.
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Non dimentichiamo, come ci ricorda Antonio García de León Griego nel suo profondo lavoro “Il Mare degli Incontri”, che dall’Andalusia, passando per le Isole Canarie, arrivò nel Nuovo Mondo una società complessa, composta di marinai e soldati, nobili e religiosi, musicisti e commercianti, avventurieri e schiavi africani, ed ogni genere di individui avidi di ricchezza rapida e facile, che avrebbe prodotto un grande meticciamento culturale e soprattutto linguistico, con l’adozione di elementi autoctoni, riflesso specialmente nelle musiche e nelle lingue utilizzate nel corso della progressiva conquista di tutto il continente. Man mano che i conquistatori vanno addentrandosi in questo “Nuovo Mondo” completamente sconosciuto, essi vanno integrando nelle loro musiche una grande quantità di influenze locali, e nei testi, al loro linguaggio corrente, le denominazioni nelle lingue autoctone, soprattutto i nomi di oggetti, animali e piante, riti e costumi propri del nuovo ambiente. Il consolidamento della conquista di questi territori immensi si realizza con un intenso sfruttamento e una schiavizzazione generalizzata, distruggendo così un vero Paradiso Terrestre qual’era l’insieme delle isole dei Caraibi, con le culture e le lingue antichissime che perduravano in tutto il continente fino all’arrivo di Cristoforo Colombo. Solamente mezzo secolo dopo la “scoperta”, quasi la totalità di queste lingue – di origine arawak, tupi-guaranì o chibcha – si erano estinte nelle isole dei Caraibi, insieme ai loro abitanti. Come la musica, le poche che sopravvissero, si costituirono in musiche e linguaggi creoli, attraverso il contatto con la lingua, la musica e le tradizioni dei conquistatori.
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