on est obligé – Italienisch-Übersetzung – Keybot-Wörterbuch

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  www.fonoteca.ch  
1) avant la reproduction, on est obligé de rebobiner complètement la bande, ce qui diminue partiellement l'effet-copie;
1) per riprodurre un nastro siete obbligati a riavvolgerlo completamente, attenuando così in parte l'effetto copia;
  www.forumdaily.com  
Lors de l'entrée des objets d'usage personnel il n'est pas nécessaire de payer ni les droits de douane ni le taux de TVA pour les objet dont la valeur ne dépasse pas 1000 kunas. On est obligé d'enregistrer tout équipement professionel et dispositifs techniques.
Disposizioni doganali della Croazia sono adeguati alle norme dei paesi d'Unione Europea. Non si pagano la dogana e l'IVA per gli oggetti di natura non commerciale per uso personale, il cui valore non supera le 1.000 kune. Ogni tipo di attrezzatura professionale o diapositivo tecnico dev'essere dichiarato al funzionario doganale.
  www.margaknaven.nl  
( Presque toutes les études, réalisé par Aix Scientifics® étaient la phase III et la phase IV. ) Où on est obligé d′expliquer au médecin; comment appliquer le produit et quelles sont les données qu′il doit saisir.
Il medico inizialmente procede nell'elencazione dei medicinali usualmente utilizzati per risolvere il problema in questione, successivamente il medico raccoglie i dati del paziente per poterli inviare telematicamente all'Aix Scientifics® che si occuperá della redazione del rapporto
  pro.keepvid.com  
Les enfants peuvent continuer à regarder un film et s'amuser pendant que vous finissez votre travail en cours. Il faut dire que les films loués présentent des désavantages lorsqu'on est obligé de les regarder sur la télé.
Passo 2 se è possibile acquistare un cavo HDMI, quindi la maggior parte dei vostri problemi sono finiti. Collegando direttamente ciò che è visibile sul vostro computer sulla TV, si avrà una trasmissione perfetta che inoltre non influenza la qualità dell'immagine e la definizione.
  www.2wayradio.eu  
Même si les Romains les avaient toujours considérés comme des sauvages désordonnés, les Huns utilisaient en fait des tactiques complexes lors des batailles, y compris de fausses retraites dévastatrices. Comme ils n'avaient pas de langue écrite, ou aucune qui n'ait été encore découverte, on est obligé de les regarder à travers l'œil biaisé de leurs ennemis pour essayer de comprendre leurs coutumes.
Gli Unni terrorizzarono i popoli dell’Europa durante il IV e il V sec. d.C., incutendo una folle paura persino negli uomini più coraggiosi. I loro guerrieri erano tra i migliori cavalieri dell’epoca, accuratissimi nell’uso dell’arco composito, ma anche in grado di effettuare cariche feroci armati di lance. La loro reputazione era tale che molti dei loro contemporanei li ritenevano impareggiabili sulla sella. Sebbene i Romani li considerassero dei selvaggi disorganizzati, gli Unni utilizzavano delle manovre tattiche complesse in battaglia, tra cui delle finte ritirate particolarmente devastanti. Poiché non avevano una lingua scritta, o perlomeno nessuna che sia ancora stata scoperta, bisogna affidarsi alle descrizioni spesso sfavorevoli dei loro nemici per venire a conoscenza dei costumi della loro società. Lo scrittore Giordane li dipinse come “una razza selvaggia, che viveva prima nelle paludi, una minuscola tribù sottosviluppata e ripugnante, quasi disumana, senza una vera e propria lingua, a esclusione di una serie di suoni che a mala pena somigliano a parole umane”.
  www.zermatt.ch  
Quand on grimpe dans la glace, on peut très bien s’assurer avec des vis à glace. Lorsqu’on est dans une neige qui ne repose sur rien on est obligé d’avancer comme un campagnol, sans aucun assurage utile.
La nostra avventura inizia il 25 ottobre. Dopo una scarpinata di cinque ore sul ghiacciaio del Somna, solcato da parecchi crepacci, giungiamo ai piedi del versante a quota 5'800 metri. Il giorno seguente ci muoviamo abbastanza velocemente, arrampicandoci su ghiaccio e camminando faticosamente nella neve. Spinti da un poco di spavalderia decidiamo di piazzare la nostra tenda su un fungo di neve a quota 6'500 metri e dormiamo legati l'uno all'altro. C'è da dire che il fungo di neve sul quale abbiamo collocato la nostra tenda avrebbe fatto sbiancare anche un esaminatore della SUVA. Il giorno successivo il percorso si fa decisamente più insidioso e irto di ostacoli: ci troviamo davanti a funghi di neve grossi come macchine e autocarri e dobbiamo affrontare ripide pareti di ghiaccio. Mentre ci arrampichiamo sul ghiaccio, riusciamo a posizionare e fissare le viti da ghiaccio in modo da ottenere una buona tenuta. Ma quando ci si ritrova con neve senza fondo, ci si riesce a muovere soltanto come un'arvicola, senza alcun tipo di protezione. Ci chiediamo a questo punto cosa abbia a che fare tutto questo con l'arrampicata. Abbiamo i nervi a fior di pelle perché stiamo procedendo a passo di gambero: un passo in avanti e due indietro. Con una performance giornaliera di "soli" 400 metri di altitudine raggiungiamo, non con poca fatica, il nostro bivacco situato a 6'900 metri. Il crepaccio formatosi in un fungo di neve ci permette di piazzare a malapena la nostra tenda pensata per sole due persone. Potete dunque immaginarvi quanto sia stata ristoratrice la nostra notte. L'altitudine e gli sforzi degli ultimi tre giorni non sono di certo un incentivo per raggiungere la vetta. Inoltre, una barriera di rocce alta ben 150 metri con passaggi verticali e un cumulo di neve di 300 metri mettono l'intero team a dura prova. Tuttavia, grazie allo spirito di squadra e alla nostra motivazione riusciamo a raggiungere l'obiettivo di arrivare fino in cima.