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Due anni fa, alla pizza napoletana è stato riconosciuto il marchio europeo di qualità STG, Specialità Tradizionale Garantita. Pertanto, in quasi ogni angolo della città, si trova una gustosa pizza. Ma solo pochi ristoranti si sono fatti un buon nome tanto rapidamente quanto La Figlia del Presidente: aperta da soli due anni, è già entrata nella top-ten delle migliori pizzerie di Napoli. Curioso di sapere se anche la figlia avesse ereditato dal padre il “gene” del pizzaiolo, Luciano Pignataro – redattore del quotidiano «Il Mattino» e noto critico partenopeo di ristoranti nonché degustatore di vini – fece visita a Maria subito dopo l’apertura del suo locale, per provare la sua pizza. Maria superò il test: «Anche la pasta della pizza fritta è morbida e leggera». La pizza fritta, cucinata nello strutto, e la pizza margherita sono le varietà originali. La loro provenienza è incerta. La schiacciata era già conosciuta 3000 anni fa nell’antico Egitto. Probabilmente giunse in questa città portuale dell’Italia del sud via mare. La forma più antica di pizza napoletana si chiamava mastunicola, che si dice fosse stata inventata dalla moglie di un operaio edile di nome Mastro Nicola nel XVII secolo. Proprio come la pizza fritta oggi, la mastunicola veniva farcita con formaggio, lardo e basilico, per poi essere ripiegata, fritta nello strutto e consumata perlopiù come merenda. La versione più leggera, la pizza margherita, fu inventata dai coniugi fornai G Rosa Brandi e Raffaele Esposito, in onore della regina Margherita di Savoia. La coppia cosparse la pasta del pane spianata con pomodoro, mozzarella e basilico, passandola poi al forno caldo per qualche istante. La regina rimase tanto entusiasta di questo prodotto quanto il Presidente degli Stati Uniti oltre un centinaio d’anni più tardi. Così, il 1889 divenne l’anno di nascita della pizza Margherita, che portava i colori dell’allora ancor giovane Italia: verde, bianco e rosso.
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