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Inizia la serie di queste mostre al Museo Diocesano una personale dedicata al pittore canadese di origine egiziana, Antoine GABER, che giustamente si autocolloca nella corrente postimpressionista. La sua arte figurativa, di sorprendente immediatezza, ci comunica, mediante una ricchissima tavolozza cromatica, immagini e sensazioni legate al mondo della natura, cogliendo fuggevoli ‘impressioni’ impastate di luce e di sgargianti colori. Un tripudio di pennellate veloci, che sgorgano direttamente dal suo sentire latamente malinconico e nostalgico, che vuole, però, nell’arcobaleno rutilante di tratti materici incendiati di colori che si plasmano e mescolano in un’iridescenza primordiale, prepotentemente assurgere ad un inno festoso per la vita pulsante, dove tutto è luce, anche nelle ombre colorate (secondo la lezione, appunto, degli Impressionisti francesi) e nei riflessi delle acque. Un omaggio ai grandi maestri, come a Monet, con quei fiori e piante trascinate da una corrente in controluce (con qualche ammiccante riferimento, pure, alla tradizione preraffaellita inglese), ma anche al Postimpressionismo, dove i colori si fanno più decisi, assoluti e ‘violenti’, alla maniera che fu anche dell’ultimo Michele Cascella.
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