|
|
Pasolini é stato prima di tutto un poeta, considerato uno dei più grandi della sua generazione. E uno scrittore di talento. Ma anche un teorico, polemico nel modo di approcciarsi alla politica e all’arte, tra cui il cinema, che esaltava sottolineando “la sua natura profondamente artistica, la sua forza espressiva, il suo potere di dare corpo ai sogni”. Prima di approdare alla regia, Pasolini collabora come sceneggiatore a “La donna del fiume” (di Mario Soldati), “Le notti di Cabiria” e “La dolce vita” (di Federico Fellini), anche se il suo nome non verrà menzionato nei titoli di coda di nessuno dei due film. Fino al suo debutto come regista negli anni Sessanta, collabora con Mauro Bolognini alla sceneggiatura di ben cinque film del regista, tra cui “Giovani Mariti”, e “Il bell'Antonio”. Anche parallelamente alla sua carriera di regista, Pasolini continuerà a scrivere per quello o quell’altro regista, da “La commare secca”, un soggetto che verrà poi realizzato dal suo assistente Bernardo Bertolucci, a “Storie scellerate” di Sergio Citti.Di tutti gli incontri fatti, prima di passare alla regia, quello con Federico Fellini è, senza dubbio, uno dei più significativi. L’influenza di Fellini su Pasolini, al di là del rapporto di amore-odio che si instaurò tra i due, è indiscutibile. D’altronde il percorso di Pasolini regista è molto simile a quello felliniano: al pari dell’autore del Satyricon, Pasolini si inserisce inizialmente nella tradizione neorealista (Accattone, il suo primo film, Mamma Roma, Il Vangelo secondo Matteo) per poi evolvere verso uno stile più introspettivo in cui emerge, a tratti, un gusto barocco. Realizza, tra il 1966 e il 1971, i suoi film più controversi e sovversivi, ma anche i più personali della sua carriera: Edipo Re; Teorema, in cui una famiglia riceve la visita di un Ospite, di nome Angelo, con cui ciascun membro della famiglia avrà rapporti sessuali, e la cui partenza sconvolgerà la vita di ognuno, film mistico che riceve il premio Ocic (Grand Prix de l’Office Catholique International du Cinéma), scandalizzando la società borghese italiana e straniera; Porcile, in cui viene evocato un cannibalismo tribale; Medea, che ci riporta a un’umanità pagana in balia dei propri istinti. L’opera pasoliniana, che spazia tra saggi (Appunti per un'Orestiade africana), documentari (Comizi d’amore, Appunti per un film indiano), sketchs (La ricotta, La rabbia, Le streghe) e film più leggeri (Uccellacci e uccellini), si arricchisce, tra il 1971 e il
|