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Et voilà donc que sa peinture devient tridimensionnelle et nous accueille, joyeuse. Nous, spectateurs, nous nous retrouvons à marcher le long des douces collines, nous traversons le longs champs cultivés, et entre-temps nous respirons cet air pur, plein de vie et de renaissance.
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Roberto Pasquinelli, più che un paesaggista, può essere definito come un “pittore dell’aria”. Infatti è un pittore d’atmosfera, ma non nel senso che crei atmosfere d’ambiente particolari, piuttosto che dipinga l’aria stessa, la quale, essendo così tersa, si carica di luce in ogni sua molecola e la riflette. Ed ecco che allora la sua pittura diventa tridimensionale e ci accoglie festosa. Noi, spettatori, ci troviamo a camminare giù per le dolci colline, attraversiamo i lunghi campi coltivati, ed intanto respiriamo quest’aria pura, piena di vita e di rinascita. Ci sediamo al limitare del bosco ed ascoltiamo il ruscello gioioso, assaporiamo il vento tra le spighe di grano e ci facciamo baciare dal sole dorato. Ma i protagonisti siamo noi, nascosti, perché sono paesaggi privati, dove noi restiamo incantati a guardare, immersi nella loro aria. E così come nei suoi personaggi Pasquinelli si apre in un caldo abbraccio, nei suoi personaggi riversa invece un attimo di meditazione più intensa, che ci confonde. Il tratto sicuro e definito della sua matita ed il tocco più morbido dei suoi oli delineano dei ritratti più meditabondi, dove forse più spazio viene dato all’introspezione ed ai sentimenti custoditi gelosamente, che però traspaiono attraverso i lineamenti segnati dei volti. Tranne che nei suoi autoritratti, è raro che queste persone ci guardino, si rivolgano a noi, ci sfidino. Il loro sguardo è altrove, ci evita, è fieramente schivo, mentre ne segue i pensieri assorti. Ma il pennello di Pasquinelli li accarezza, rasserenandoli: forse vorrebbero essere anche loro in quei gloriosi paesaggi di luce che l’artista ha d’altro canto lasciato sull’altro cavalletto.
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