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In kühner Verkürzung zeigt sich der Leib der «Europa» und drückt aus, wie gerne sie sich vom olympischen Stiere davontragen lässt; als Faun naht sich Zeus der schlafenden «Antiope», und hier wirkt die dunstige, weiche, warme Hügellandschaft wie eine idyllische Fassung zu dem Juwel des nackten Leibes, der hell am dunkeln Waldesraine schimmert.
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No: troppo equivoco nella sua pittura chiesastica, tremolante nei sentimenti; no: anche il Tiziano, malgrado tutta la sua forza creativa, non è riuscito a creare di nuovo una forma di vita; no: anche in lui, forse il più grande genio della pittura, la pittura non ha raggiunto la più alta vetta ed essere sacerdotessa – è rimasta legata ai legami del suo tempo, serva della predominante mezza misura, quanto essa sia profonda e quasi insuperabile, lo dimostra il caso del Tiziano. Certamente, la sua forza creatrice, suddivisa, appare ricca e grande come la luce refratta colorata e variegata; certamente, l’oggi attuale non molto più in avanti di quanto fosse il Tiziano tre secoli orsono, deve molto a lui. Ma non può d’altronde sfuggire a nessuno che dietro a questo splendore di opere di un artista si nasconda un dolore che un faustiano spirito in lotta cerca di narcotizzare, nelle profondità e bellezza delle sue figure. Indubbiamente, c’è qualche cosa di ciò nei suoi autoritratti; ma sarebbe superficiale cercare in quest’ultimi il dolore di non aver potuto raggiungere l’ambita perfezione pittorica. Potrà anche essere stato insoddisfatto e pure alla ricerca del nuovo facendone dei tentativi, ma questo accadde solamente in quanto un modo di dipingere non può, naturalmente, superare un conflitto interiore e pertanto nessuna opera poteva dargli completamente soddisfazione. Altrettanto di Michelangelo che tentennava avanti ed indietro tra pittura e scultura e nella poesia, semplicemente in quanto le sue capacità, quali che fossero d’eccellenza, non riusciva a realizzarle tecnicamente, lo sarebbero state vinte che grazie ad una sovranità di carattere etico: annullare la contrapposizione tra la sua natura di omosessuale e la medioevale visione del mondo e, partendo da se stesso, quale punto centrale di riferimento, annunciare nuove regole di vita. Meno difficoltà aveva il Tiziano, ma a lui mancarono l’intima unità, l’intima soddisfazione, dalle quali sorgono i suoi risultati tecnico-pittorici – mai e poi mai il contrario.
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