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Das Sardische jedoch, die Sprache, die so viele Wissenschaftler fasziniert hat, die von allen Universitäten der Welt als solche anerkannt wird, die selbst durch ein Staatsgesetz anerkannt wurde, bleibt auf der Ebene eines Dialektes festgenagelt. Oder besser: mehrerer Dialekte. Verschiedene Varianten einer sprachlichen Einheit, die man um jeden Preis verhindern will. Man befürchtet nämlich, dass der sprachlichen Einheit die politische folgt.
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E allora giù dibattiti, discussioni, relazioni, commissioni, enti: in Italiano! Anche questi: può nascere una Lingua Sarda standard parlando in Italiano? Litigando in Italiano? O forse sarà vista dai diretti interessati come un inganno, come una nuova forma d'oppressione? Non sarebbe meglio sperimentarla da subito in tutte le scuole, partendo dagli attuali dialetti? Non sarebbe meglio formare al più presto il maggior numero d'insegnanti? Non sarebbe meglio favorire la creazione di canali televisivi, radiofonici, giornali e centri culturali? Intanto si discute, si litiga, si perde tempo prezioso, mentre insegnanti mandati a bell'apposta dalla Penisola occupano le scuole sarde e in milanese, romano, veneto, napoletano, impongono anche ai figli di chi discute una storia estranea, una cultura estranea, una nazione estranea. Sanno (e per fortuna dimenticano) tutto dei Medici, degli Scaligeri, dei Borgia, di Masaniello e Garibaldi, gli studenti sardi, non sanno nulla della civiltà nuragica, di Amsicora, della resistenza antiromana, dei Giudicati, degli Arborea, delle ribellioni antipiemontesi, della storia della propria terra. Storia periferica, d'oppressione, è vero, ma pur sempre parte di loro, del loro essere, della loro coscienza. E questo vale anche per la letteratura, per la musica, per la poesia, ecc. Educati a obbedire e adulare, sin da piccoli! Educati a rimanere fuori dalla politica, o a vederla soltanto come un qualcosa possibile solo all'interno dei partiti italiani! Educati in Italiano!
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