|
|
Incantalupi war, deshalb, ein Gebäude, das der Kaiser “locus solatiorum“, Erhölungsraum nennen würde. Bauelemente, die heute maßvoll scheinen, die aber derzeit verschwenderisch waren, wie von dem Tor, von der Terrasse, von den Gewölben, von den Fresken und von den Kaminen gezeigt. Nach der Zeit Kaisers Friedrich von Schweden, hat Incantalupi die grausame Rivalität zwischen Angioini und Aragonesi erfahren. Dann kamen die türkischen Übergriffe und Plünderungen , französische und hispanische Schikanen und, in einer näheren Zeit, die Verzweiflung und die Verbitterung des Banditentums. Im 1700 gehörte das Bauernhof zu der noblen Familie Falces, deren Erkennungsmerkmale noch heute in den zahlreichen Gebäuden ihres Eigentums sich finden. In seinem Testament vom 4. März 1732, dann, nannte der Marquis Andrea Falces die Assoziation Jesus seinen Erben, die Erbschaft wurde offiziell nach dem Tod des Marquis, am 26. November 1737, akzeptiert , und im September 1738, wurde die Assoziation der neue Besitzer. Nach der Ausweisung der Jesuiten von dem Königreich von Neapel im 1767, wurde Incantalupi, mit den anderen Vermögenswerte der Familie Falces, zu Argimiro Lucci, aus Mesagne, Erbe der Marquise Maria Falces, ihrerseits Erbin des Marquis Andrea Falces übertragen. Erbin von Argimiro Lucci war seine Tochter Marianna, die sich mit dem “Cavalier” Cuomo verheiratete, und im 1876 ließ sie alles ihrem Sohn, Cav.
|
|
|
La tradizione vuole che Incantalupi risalga al periodo della dominazione di Federico II di Svevia. L’edificio, infatti, offre l’esempio di una domus, cioè di una residenza e di un casino di caccia, più semplice nella struttura e nell’arredamento rispetto ad altre costruzioni realizzate dell’Imperatore che, nei punti panoramicamente più belli, laddove la vista spaziava, face sorgere castelli e dimore adibiti a vari scopi: sede di guarnigione, fortificazione militare, residenza, dimora di caccia. Incantalupi, perciò, costituì uno di quei luoghi che Egli definiva locus solatiorum, luogo dei ristori. Ciò che oggi da un’impressione di sobrietà, allora era arredo sontuoso, come rivelano il portale, il terrazzo, i soffitti a crociera, gli affreschi, gli altri camini. In epoca post-fridericiana, Incantalupi ha vissuto le crudeli e cruenti rivalità tra Angioini e Aragonesi. Successivamente ha subito le incursioni e saccheggi dei Turchi, le angherie e i soprusi di francesi e spagnoli, e, in epoca più vicina e noi, l’esplosione rabbiosa e disperate del brigantaggio, che qui ebbe le sue vittime ed ha i suoi epigoni. Nel 1700 la masseria fu di proprietà dei Falces, famiglia nobiliare le cui vestigia ancora oggi trovano testimonianza nei numerosi edifici che si appartengono al casato. Nel suo testamento del 4 marzo 1732, poi, il marchese Andrea Falces istituì erede la Compagnia di Gesù, la quale, alla morte del testatore, avvenuta il 26 novembre 1737, accettò formalmente l’eredità e, nel settembre 1738, fu immessa nel possesso dei beni. Dopo l’espulsione dei gesuiti del Regno di Napoli, verificatasi nel 1767, Incantalupi, insieme agli altri beni che erano stati dei Falces, fu assegnata ad Argimiro Lucci, di Mesagne, quale erede della marchesa Maria Falces, a sua volta erede del marchese Andrea Falces. Ad Argimiro Lucci successe la figlia Marianna, la quale sposò il cavaliere Cuomo, e nel 1876 cedette Incantalupi al figlio nato dal loro matrimonio, cav. Francesco Cuomo. Alla morte di quest’ultimo la masseria fu ereditata dai tre filgi Consiglia, Giacomina e Giuseppe, il quale ne rilevò le quote delle sorelle, ed agli inizi del 1900 la cedette ai fratelli Antonio e Lorenzo Cinquepalmi. Lorenzo nominò suo erede universale Antonio che, a sua volta trasmise la proprietà al nipote, avvocato Giuseppe Bruno, il quale, nei rinnovati fasti, ne è l’attuale proprietario e scrupoloso custode delle antiche memorie.
|