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La Colombia è di gran lunga la massima fonte di produzione illecita di coca nel mondo, seguita dal Perù e dalla Bolivia. Nel 2004 la produzione globale di cocaina è stata stimata a 687 tonnellate, cui la Colombia ha contribuito con il 56%, il Perù con il 28% e la Bolivia con il 16% (UNODC, 2005). La maggior parte della cocaina sequestrata in Europa proviene direttamente dal Sud America (Colombia), oppure transita in America centrale e nei Caraibi. Nel 2004 Suriname, Brasile, Argentina, Venezuela, Ecuador, Curaçao, Giamaica, Messico, Guyana e Panama sono stati segnalati come paesi di transito della cocaina importata nell’Unione europea (relazioni nazionali Reitox, 2005; OMD, 2005; CND, 2006; INCB, 2006a; Europol, 2006). Altre zone di transito sono le regioni dell’Africa, in particolare l’Africa occidentale e i paesi del golfo di Guinea (perlopiù Nigeria), ma anche l’Africa orientale (Kenya) e l’Africa nordoccidentale attraverso le isole al largo della costa di Mauritania e Senegal (CND, 2006; INCB, 2006a). I principali punti di ingresso nell’Unione europea rimangono Spagna, Paesi Bassi e Portogallo, in misura minore, Belgio, Francia e Regno Unito (relazioni nazionali Reitox, 2005; CND, 2006; Europol, 2006). Benché Spagna e Paesi Bassi continuino a ricoprire un ruolo importante come punti di distribuzione della cocaina in ingresso nell’Unione europea, l’intensificazione dei controlli lungo la costa settentrionale della Spagna (Galizia) e la politica dei controlli totali sui voli provenienti da determinati paesi (134) presso l’aeroporto di Schipol (Amsterdam) possono aver contribuito in parte all’individuazione e all’uso sempre più massiccio di vie alternative, per esempio attraverso l’Africa, ma anche l’Europa orientale e centrale, e a una distribuzione secondaria da qui all’Europa occidentale (relazioni nazionali Reitox, 2005; OMD, 2005; INCB, 2006a).
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