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"An evening, in the Parish of Borgo Loreto, the voice of a nine years old child, gave colour and life to the "Tantum ergo" astounding the organista parish priest and the mass of the faithfuls. That child was Salvatore Papaccio. He was born in June 23rd 1890 in a house of via Madonna delle Grazie in Borgo Loreto. After few years the voice changed, strengthening. There was also the necessity of the job, done with the comfort of the passion for the song. This passion, when he was very young, transformed him, on the scenes of the S. Carlo, in the sailor of the "Tristano and Isotta". And so his career began; the Tenore Salvatore Papaccio was born. The Lirica, that took him, will possess him for all his own artistic life, finding him as a performer of 123 works, from the Otello to Andrea Chenier. In his city, in his house that it is full of a past time and of his successes, as a proof, the "Diploma di Benemerenza" given him by Ente Autonomo San Carlo in 1963, after 56 years of artistic life. That certificate is placed between the photos with affectionate dedications of Caruso, Gigli, Maestro Zandonai, that always preferred him, and of Maestro Mascagni that, and this was the only time, wanted to sing the Hymn of the Workers in public with Salvatore Papaccio. The visit of Hirohito in Italy determined a decisive turning point in the artistic career of Salvatore Papaccio. At the reception of the admiralty, in honour to the heir of the throne of the Celestial Empire, Papaccio, suddenly, felt himself as the only authentic son of Naples and sang the songs of his city. It was a triumph! The "Eden", with the fabulous wage for those times of 500 Liras per evening, hurried up to engage him, risking bankruptcy. It was necessary, instead, to put more seats in order to satisfy the great audience! Beside the tenor, therefore, when the lyric season ended, a piece of the heart of Naples was placed. If today, in a recording room, you listen to "Varca napulitana" or "Sogno di un artista" you have no doubts: at 82 years, with pride and juvenile aspect, Papaccio is singing, always him! "Naples belongs to me" he uses to say, and he does not know that he belongs to Naples, since a lot of time.
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"Una sera, nella Parrocchia di Borgo Loreto, la voce di un bimbo di appena nove anni, diede colore e vita al «Tantum ergo » sbalordendo il parroco organista e la massa dei fedeli. Quel bimbo si chiamava Salvatore Papaccio. Era nato il 23 giugno 1890 in una casa di via Madonna delle Grazie a Borgo Loreto. Dopo pochissimi anni la voce cambiò, irrobustendosi. Sorse anche la necessità del lavoro, esplicato con il conforto della passione per il canto. Questa passione, giovanissimo, lo trasformò, sulle scene del S. Carlo, nel marinaio del Tristano ed Isotta. Iniziò così la sua carriera; poco dopo era nato il tenore Salvatore Papaccio. La lirica, che l'aveva sempre soggiogato, lo possiederà per tutta una vita artistica, trovandolo interprete di ben 123 opere, dall'Otello all'Andrea Chenier. Sui quartieri, nella sua casa che sa di un tempo e dei suoi successi, in evidenza ed a testimonianza, il diploma di Benemerenza dell'Ente Autonomo San Carlo, rilasciatogli nel 1963, dopo 56 anni di vita artistica. Quell'attestato è posto fra le fotografie con dediche affettuose, di Caruso, di Gigli, del Maestro Zandonai, che lo predilesse, del Maestro Mascagni che, e fu l'unica volta, volle cantare in pubblico con Salvatore Papaccio l'Inno dei Lavoratori. La visita di Hirohito in Italia determinò una svolta decisiva nella carriera artistica di Salvatore Papaccio. Nel ricevimento dell'ammiragliato in onore dell'erede al trono del Celeste Impero, Papaccio, d'improvviso, si sentì solo autentico figlio di Napoli e cantò le canzoni della sua città. Fu un trionfo! L'Eden, con la paga favolosa a quei tempi di 500 lire a sera, si affrettò ad ingaggiarlo, rischiando la bancarotta. Fu necessario, invece, escogitare nuove acrobazie per rendere il locale capiente al massimo! Accanto al tenore, così, terminata la stagione lirica, si pose un pezzo del cuore di Napoli. Se oggi, in una sala di registrazione, vi capiti di ascoltare « Varca napulitana » o « Sogno di un artista » non abbiate dubbi: a 82 anni, portati con fierezza antica e giovanile aspetto, è Papaccio che canta, sempre lui! « Napoli mi appartiene » suole dire, e non sa che egli appartiene a Napoli, da tanto. Da quando le canzoni che cantava, dopo 24 ore, erano cantate da quanti hanno sempre affollato le strade dei quartieri più popolosi di Napoli. La sua vita è stata un delicato trapunto eseguito con due soli colori: il bianco e il nero, dappoiché successi, gioie e dolori si sono alternati con profonda incisione. Oggi il suo or
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