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Israele: Per il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha indetto le elezioni il 22 gennaio ed e' schierato con i partiti della destra piu' estrema, aver mostrato un atteggiamento intransigente e l'aver dato spazio all'opzione militare e' stato sicuramente foriero di consenso elettorale. Lo era altrettanto l'espansione degli insediamenti ebraici nelle aree oggetto di trattativa con l'Autorita' Nazionale Palestinese, un negoziato portato avanti nell'idea di forzare la controparte ad accettare la creazione di una entita' palestinese molto simile ad un Bantustan di memoria sudafricana. Il guadagno che pero' poteva emergere tatticamente sul momento si disperde in una prospettiva piu' lunga. Si e' delegittimata la volonta' negoziale dell'Autorita' Nazionale Palestinese dando ampio spazio alle frange piu' estremiste della galassia palestinese. E quel che e' piu' grave e' che la stessa Hamas oggi non ha piu' il controllo assoluto della diaspora in Gaza essendo stata sopravanzata da gruppi ancora piu' radicali affiliati alla corrente salafita, come la Jihad Islamica palestinese, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, il Tawid wal Jihad, l'Ansar al Sunna, Jund Ansar Allah, Jaish al Islam. Quest'ultima crisi, generata dall'uccisione di un leader militare di Hamas, vede questa organizzazione in parte vittima di un'escalation per la quale probabilmente non ha gravi responsabilita'. Tuttavia, Hamas, in virtu' di questo nuovo scontro con Israele, trova ancora piu' legittimato il suo status internazionale. Vi e' poi il problema della guerra asimmetrica, legato alla sproporzione di forze in campo tra l'apparato militare e di fuoco israeliano e quello palestinese. Una sproporzione che determina una vistosa incidenza delle vittime di guerra.
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