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“Mi sono detto che dovevo fare qualcosa. Ho pensato che avrei potuto prestare un servizio che ero in grado di portare a termine. Ho contattato il mio amico Vladimír Matějíček, che lavorava al reparto ustioni. Mi ha permesso di entrare nella sala autoptica del reparto di medicina legale. Ho portato due stampi con me, per essere sicuro che uno andasse bene. Poi siamo andati all’atelier, dove da uno stampo ho ottenuto il positivo, l’ho applicato a una targa nera e l’ho portato al Museo Nazionale, dove gli studenti avevano indetto uno sciopero della fame in memoria di Jan Palach. Là incontrai anche Jan Zajíc, che si trovava in quel gruppo di giovani, senza sapere chi fosse.”
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